Non ho fatto i compiti

 

Non ho fatto i compiti.

Anche quando ero bambina il mio libro delle vacanze rimaneva intonso sino alle prime settimane di settembre quando infine mi decidevo ad aprirlo e a scarabocchiare in fretta e furia tutti gli esercizi che mi capitavano a tiro.

Quest’anno invece non ho fatto i compiti delle vacanze insieme a mio figlio. Dopo aver trascorso diverse estati cercando di recuperare quello che le insegnanti non gli facevano svolgere durante l’orario scolastico, quest’anno ho deciso che ci saremmo riposati. E così è stato.

Durante l’estate mi sono ovviamente informata su quale sarebbe stata la sezione del raggio nella nuova scuola. Ho tentato anche di chiedere che libri avrei dovuto acquistare: se quelli in lista per tutta la classe oppure dei volumi semplificati, così com’è accaduto negli ultimi anni di scuola primaria. Il raggio infatti, per alcune materie, segue un programma semplificato. La dirigente scolastica in un primo momento ad agosto mi ha risposto di aspettare settembre e che lei non avrebbe potuto ricevermi per nessuna ragione (tra l’altro non le avevo nemmeno richiesto un appuntamento), poi dopo una seconda email mi ha scritto che l’insegnante di sostegno era in ferie e che quindi non avrebbe saputo in quel momento cosa rispondermi (E fare una telefonata no?).

Lunedì 17 settembre è iniziata la scuola qui Liguria ed il raggio è ovviamente senza sostegno. È caduta nel vuoto anche la mia richiesta di sapere quante ore gli sono state attribuite comprese anche quelle dell’operatore socio educativo. Le ho scoperte oggi a pranzo da due righe sul diario scritte dall’ose stessa.

Mi stupisce sempre il fatto che una dirigente scolastica abbia aspettato i primi giorni di scuola, pur avendo tre mesi di tempo, per richiedere una professoressa per mio figlio. Mi fa quasi ridere anche l’idea che pensi che non dicendoci quante ore sono state attribuite al ragazzo, noi genitori lasceremo magari perdere la questione… Mi fa schifo invece l’idea che si rifiuti di ricevere i genitori di ragazzi con disabilità intellettiva. Posso capire che con tre poli che comprendono asilo, elementari e medie non abbia tanta voglia di farsi rompere le scatole, ma non accetto che faccia rimbalzare dai suoi collaboratori anche le famiglie come la nostra che hanno un po’ più di fragilità rispetto ad una famiglia tipica.

Se non altro in questa nuova scuola non fanno nemmeno più finta di parlare di integrazione (fasulla).

Alla fine farò questi benedetti compiti insieme al raggio, anche perché se non ci preoccupiamo noi genitori di seguire il nostro ragazzone penso che la scuola se ne batta tranquillamente l’anima.

Molto probabilmente a breve darò mandato ad un legale per cercare, se non di sapere a quante ore ha diritto il ragazzo, almeno ad avere un insegnante a lui dedicata prima che trascorra un mese o più di attesa.

Non avrei mai voluto partire a spada tratta in questo modo, ma ho ancora in gola tutte le ore che gli sono state rubate negli anni per seguire bambini che secondo i suoi simpaticissimi insegnanti delle elementari avevano forse più speranze, la gita di 3 giorni in Val d’Aosta a maggio di quest’anno (impraticabile per noi perché la titolare del sostegno ha abbandonato l’incarico e la supplente non se l’è sentita di partecipare costringendo quindi anche noi a farlo rinunciare) e la recita in dialetto genovese dalla quale è stato escluso.

Alla fine aveva ragione la psicologa del nucleo adozioni che insieme all’assistente sociale ci ha impedito di avere l’idoneità per l’adozione internazionale a causa della disabilità di nostro figlio. Noi saremo per sempre una famiglia H. Ed è arrivata l’ora che iniziamo a comportarci come tale. In tutto e per tutto. Facendo quello che la scuola non si aspetta: alzare la testa e reagire.

È meraviglioso invece vedere come crescono il raggio e la monella. Pur avendo una differenza di età piuttosto rilevante riescono di tanto in tanto a giocare insieme. È bello vederli crescere ed iniziare ad interagire. Anche se ogni tanto mi fanno incazzare come un gorilla selvaggio non mi pento assolutamente della scelta di aver avuto entrambi. Crescere due pargoli non è proprio facilissimo ne leggerissimo, ma ne è valsa assolutamente la pena.

 

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Alunni di serie A ed alunni di serie B

 

A fine febbraio sono rientrata al lavoro dopo la lunga pausa per la maternità dopo la nascita della mia seconda bimba. Mi sono sentita un po’ in colpa, ma finalmente riesco a trascorrere il pomeriggio e a conversare con persone over 18. Sono stata tentata anche di licenziarmi e godermi i bambini, poi ho riflettuto che tra qualche anno la monella andrà alla scuola materna ed io a quel punto sarei senza lavoro ed ormai fuori mercato. Così alla fine mi sono decisa e mi sono ributtata in pista. Tra l’altro sono sempre stata part-time, o quasi, quindi 4 ore non mi uccideranno di certo.

Il mio perenne senso di colpa fa sì che io mi chieda se, restando a casa coi bimbi, si sentirebbero più amati o più sereni, ma immediatamente dopo il mio senso pratico mi suggerisce che non è il caso. Avere un minimo di autonomia finanziaria per me è un bene sia per la mia autostima che per le entrate familiari. E poi mi aiuta a staccare dal loop pannolini, pappe, compiti, lavori di casa eccetera…

Il raggio è già iscritto alla scuola media che ci aveva indicato come sua prescelta, poiché la maggior parte dei suoi compagni di adesso si sono iscritti lì a loro volta . La segreteria dell’Istituto ci deve ancora solo comunicare la sezione che frequenterà. Prima di Natale ho provato una profonda amarezza perché ho scoperto per puro caso che erano state sottratte, per l’ennesima volta, parecchie ore di sostegno scolastico al raggio e che erano state utilizzate per altri scopi che nulla avevano a che vedere con l’aiuto ad un bambino con disabilità. L’amarezza si è poi trasformata in rabbia fortissima e viscerale quando da più parti mi è stato consigliato (in un caso anche in maniera non proprio ortodossa) di non insistere a reclamarle indietro. Invece io ho ovviamente cercato di riaverle tutte indietro o quasi. Ed in parte ce l’ho fatta.

Ciliegina sulla torta, per non riuscire ad annoiarmi mai, quest’anno il raggio non parteciperà alla gita ed alla recita di fine anno. Qualcuno però dovrebbe spiegarmi con quale criterio la dirigente ha autorizzato una gita di 3 giorni e 2 notti in Val d’Aosta per dei ragazzini di quinta elementare che hanno tra i 10 e gli 11 anni. Nel luogo tra l’altro di villeggiatura dove soggiorna in estate abitualmente la loro insegnante di classe… La scuola non mi ha imposto di non far partecipare il ragazzino: le insegnanti affermano che possiamo tranquillamente iscriverlo. Però, durante i tre giorni deve essere in grado di lavarsi, vestirsi e gestirsi da solo, cosa impossibile perché non è ancora del tutto autosufficiente. Io e suo padre quindi non siamo stati messi nelle condizioni di farlo partecipare in sicurezza.

L’altra chicca di quest’anno scolastico sarà la recita: la classe reciterà un riassunto della Divina Commedia in dialetto genovese. Le esibizioni saranno due: una in un teatro cittadino aperto al pubblico, ed un’altra solo per noi genitori nell’oratorio della parrocchia di quartiere. Una radio cittadina trasmette periodicamente lo spot dello spettacolo previsto a metà di questo mese. Probabilmente saranno presenti quel giorno anche radio e televisioni. Negli anni precedenti il raggio aveva sempre cercato di evitare di partecipare agli spettacolini di fine anno. Le insegnanti però lo avevano sempre convinto ad essere presente ed alla fine, pur con parecchia ansia, ha sempre partecipato insieme a tutti i compagni. Quest’anno invece, per un evento così prestigioso, c’è stato semplicemente chiesto dalle maestre (anzi, dalla maestrA, al singolare perché ormai ci interfacciamo solo con l’insegnante di sostegno perché probabilmente l’insegnante di classe non ritiene di doversi sprecare nelle comunicazioni con la famiglia) di scrivere una nota dichiarando che lui rifiuta di recitare. È vero, ha paura di impappinarsi sul palco davanti a un pubblico magari anche in parte sconosciuto ed ha cercato per mesi di fare il monello per farsi punire e quindi togliere la parte. Però mi sarebbe piaciuto che lo avessero coinvolto come negli anni scorsi, rischiando anche in questo caso una piccolissima gaffe nel caso in cui non si fosse realmente ricordato la propria parte.

Il bilancio di 5 anni di scuola elementare è quindi metà positivo e metà negativo. Positivo perché i compagni gli vogliono bene e lo sopportano quando lui parla loro magari per un’ora dei suoi amati videogiochi, argomento che alla maggior parte di loro non interessa. Negativo perché le sue ore negli anni sono state depredate per utilizzare l’insegnante di sostegno come maestra di classe per inglese e tecnologia (col raggio presente a scuola e sbattuto in biblioteca scolastica con l’ose) insegnante di italiano ai bambini stranieri e un anno addirittura per sostituire l’insegnante titolare assente per l’intero periodo scolastico mentre lui e gli altri bambini certificati venivano affidati ad un insegnante di potenziamento…

Chiudo questo post con una piccola carrellata di frasi da non dire ai genitori di un ragazzo con disabilità, frasi che purtroppo invece noi abbiamo sentito diverse volte negli anni, sia dagli insegnanti che da altri genitori (ma non solo) di coetanei del raggio:

– mio/a figlio/a ha qualche problema ma non è come il vostro (disabile)

-potete anche evitare di preoccuparvi se andrà o meno bene a scuola perché intanto con la 104 avrà il lavoro assicurato (ma magari!!!)

– i comportamenti di vostro figlio non c’entrano con la patologia ma sono dovuti all’educazione errata (come no, abbiamo chiesto la 104 per sport ed anche il fatto che l’altra nostra figlia sia super serena e tranquilla è del tutto ininfluente)

– anche se avete fatto domanda di adozione internazionale è impossibile che vi diano l’idoneità perché avete un figlio disabile (invece se partorisco un altro figlio “di pancia” non c’è nessun problema, che ipocrisia)

And so on… Alla prossima!

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Un Natale da dimenticare

Odio il Natale. Ovviamente non è sempre stato così. Ho ancora tanti bellissimi ricordi di me bambina alla messa di mezzanotte e poi subito a nanna ad aspettare che Babbo Natale depositasse i regali tanto desiderati sotto l’albero. Poi qualcosa si è rotto dentro di me: prima ho ricevuto la diagnosi del raggio, poi è mancato mio padre e tutta la magia del Natale se n’è andata per quanto mi riguarda. Quest’anno mi ero imposta di fingere un’allegria che non sento più, come sempre per i bimbi, considerando anche che sarebbe stato il primo Natale della monella. Ma ci è capitato di tutto!

Innanzitutto il raggio si è preso l’influenza e la notte della vigilia aveva quasi 40 di febbre. Ovviamente l’ha attaccata anche alla sorellina. Il giorno di Natale siamo quindi stati costretti a saltare il tradizionale pranzo con mia mamma e la sera della vigilia la cena coi miei suoceri. Avendo quasi tutti più di 39 di febbre il 25 dicembre siamo rimasti a casa. Di tanto in tanto in giornata provavo a chiamare mia mamma che però stranamente non rispondeva al telefono. Verso l’ora di cena il papy ha fatto una scappata a casa sua per capire come mai non si facesse sentire dal mattino: era caduta, fratturandosi il bacino e non prima di aver chiuso la porta dall’interno col ferro morto costringendo mio marito a chiamare i vigili del fuoco per farsi aprire dall’interno. Detto così sembra semplice ma in realtà ci sono stati nel mezzo tre giorni e tre notti di pronto soccorso…

Il raggio quindi è super incavolato per non aver potuto trascorrere la sera della vigilia e il giorno di Santo Stefano coi cugini come sempre a fare i monelli mentre noi grandi stiamo a tavola per ore. Il papy è stato via dal mattino alla sera quasi fino a capodanno per assistere la nonna in ospedale (che ora è stata dimessa con un programma di assistenza tramite una badante richiesta dall’ospedale e sembra in ripresa, dicendolo piano) e quindi siamo stati insieme molto poco.

Un Natale da dimenticare quindi, sperando che il prossimo sia un po’ meno sfortunato…

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