Un Natale da dimenticare

Odio il Natale. Ovviamente non è sempre stato così. Ho ancora tanti bellissimi ricordi di me bambina alla messa di mezzanotte e poi subito a nanna ad aspettare che Babbo Natale depositasse i regali tanto desiderati sotto l’albero. Poi qualcosa si è rotto dentro di me: prima ho ricevuto la diagnosi del raggio, poi è mancato mio padre e tutta la magia del Natale se n’è andata per quanto mi riguarda. Quest’anno mi ero imposta di fingere un’allegria che non sento più, come sempre per i bimbi, considerando anche che sarebbe stato il primo Natale di Stella. Ma ci è capitato di tutto!

Innanzitutto il raggio si è preso l’influenza e la notte della vigilia aveva quasi 40 di febbre. Ovviamente l’ha attaccata anche alla sorellina. Il giorno di Natale siamo quindi stati costretti a saltare il tradizionale pranzo con mia mamma e la sera della vigilia la cena coi miei suoceri. Avendo quasi tutti più di 39 di febbre il 25 dicembre siamo rimasti a casa. Di tanto in tanto in giornata provavo a chiamare mia mamma che però stranamente non rispondeva al telefono. Verso l’ora di cena il papy ha fatto una scappata a casa sua per capire come mai non si facesse sentire dal mattino: era caduta, fratturandosi il bacino e non prima di aver chiuso la porta dall’interno col ferro morto costringendo mio marito a chiamare i vigili del fuoco per farsi aprire dall’interno. Detto così sembra semplice ma in realtà ci sono stati nel mezzo tre giorni e tre notti di pronto soccorso…

Il raggio quindi è super incavolato per non aver potuto trascorrere la sera della vigilia e il giorno di Santo Stefano coi cugini come sempre a fare i monelli mentre noi grandi stiamo a tavola per ore. Il papy è stato via dal mattino alla sera quasi fino a capodanno per assistere la nonna in ospedale (che ora è stata dimessa con un programma di assistenza tramite una badante richiesta dall’ospedale e sembra in ripresa, dicendolo piano) e quindi siamo stati insieme molto poco.

Un Natale da dimenticare quindi, sperando che il prossimo sia un po’ meno sfortunato…

Se integrazione è solo una parola vuota…

Questa mattina, mentre allattavo la piccola rileggevo i vecchi post del blog. Sono capitata su uno in particolare di luglio 2013 che parlava della non integrazione del raggio all’ultimo anno di scuola materna (non che fosse migliore degli anni precedenti ovviamente…) Quando per esempio faceva una cosa normalissima come azzuffarsi con gli altri compagni veniva etichettato immediatamente come il bambino disabile picchiatore. Non sono riuscita ad allacciare alcun rapporto di amicizia con le altre mamme, sono rimasta stabilmente in contatto solo con le due maestre di sostegno che aveva all’epoca (una delle quali è stata anche sua educatrice del centro estivo questa estate).

Ora che il ragazzino è all’ultimo anno delle elementari stanno arrivando parecchi nodi al pettine. Il programma ad obiettivi minimi si è rivelato, secondo me, troppo esiguo rispetto a quello seguito dal resto della classe. Le ore di sostegno, da 18 ore settimanali, si sono magicamente ristrette a 4 o 5. Le restanti vengono utilizzate per fare attività di sostegno su altri bimbi e addirittura per insegnare inglese e tecnologia a tutta la classe mentre il raggio è ovviamente fuori aula. Il numero degli alunni per classe è passato “magicamente” da 20 a 22 con l’ingresso in classe di 2 bambini tra ottobre e novembre di quest’anno. Ho la fortissima sensazione che se non faccio nulla per cambiare questa situazione, condannerò il raggio a passare in un’aula separata fuori classe (come è successo spessissimo in questi anni) tutte le mattine alla scuola media.

Il mio obiettivo, rispetto a 4 anni fa, è ovviamente cambiato: se allora sognavo che il ragazzino potesse essere pari agli apprendimenti dei coetanei ora spero invece che riesca ad avere una vita serena e ad essere autonomo o quasi. Non mi interessa più il rendimento scolastico, ma il cercare di sviluppare il più possibile le sue abilità sociali. Amici e compagni stanno per inserire il turbo e per entrare in quella fase della vita in cui si fanno le prime esperienze come uscire da soli, avere le chiavi di casa ecc… Sento che invece il raggio non è ancora pronto per questo ed immagino che il divario tra lui e i coetanei aumenterá.

Credo che in questi anni, nel rapporto con i suoi compagni e con i loro genitori, abbia contato più l’atteggiamento aperto mio e di mio marito piuttosto che un’integrazione fasulla in classe. Percepisco sempre più spesso come per tantissime scuole i ragazzi con handicap siano alunni di serie B. Il lavoro di insegnante di sostegno viene scelto secondo me in parecchi casi solo per avere punteggi più alti rispetto all’insegnamento curricolare più che per una reale vocazione ad aiutare ragazzi con difficoltà…. Fino a qualche mese fa credevo che un atteggiamento di apertura ed accoglienza nei confronti degli insegnanti favorisse il rapporto casa-scuola e la collaborazione reciproca. Mi sono resa conto che invece se si tenta di comportarsi correttamente si viene indiscutibilmente scambiati per persone poco intelligenti.  Ed è un peccato perchè se le persone comprendessero che la disabilità è un arricchimento per la società, piuttosto che un peso il mondo sarebbe un posto migliore.

Preadolescenza vs. raggio

Foto dal web

Il raggio ormai inizia a percepire le prime avvisaglie della pubertà e dell’ormone selvaggio ed io non sono pronta! Ma il punto è che l’ACC mescolata ai primi sbalzi ormonali è un mix esplosivo!

Prendete un ragazzo che fisicamente, almeno in apparenza,  è ormai quasi un adulto, a questo aggiungeteci che lui in realtà si percepisce ancora come un bambino ed ecco più o meno com’è ora il raggio.

I primi ormoni in circolo lo hanno trasformato in un insieme di contraddizioni. Mi dice che mi vuole bene ed un minuto dopo, a seguito per esempio di una mia richiesta di condirsi la pasta o di versarsi un bicchiere d’acqua da solo, mi urla di andare a rubare; vorrebbe essere uno dei suoi idoli Youtuber famosi, ma non è ancora in grado di allacciarsi le scarpe con precisione.

Mi fa sorridere quando tenta di fare lo spaccone all’uscita da scuola, quando adocchia un gruppetto di ragazzine carine delle altre classi e continua a passar loro davanti con una scusa o con l’altra, cercando di attaccare bottone.

Odia studiare e tutto ciò che riguarda la scuola, ma quando gioca al pc legge e scrive velocissimo in italiano o in inglese! In classe è un soldatino, mentre a casa, per farlo rigare dritto, dobbiamo con mio marito minacciarlo di privarlo dei privilegi (videogiochi ecc…)

Gioca spesso con la sorellina, coccolandola come se non ci fosse un domani, ma a volte, quando è un po’ lagnosa mi domanda se è possibile rimandarla al mittente 😉

E voi? Qual è la vostra esperienza?