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Insegnante di sostegno: goie e dolori.

Qualche settimana fa ho firmato il PEI a scuola e ieri è finalmente finita e sono iniziate le vacanze di Natale.

Il raggio sta recuperando parecchio in questi mesi, grazie soprattutto all’impegno dell’insegnante di sostegno, ma anche alla mia promessa di regalargli il 3DS Nintendo se per Natale fosse tornato sempre a casa senza note sul quaderno. Voglio vedere che faccia farà domani quando glielo consegnerò, dopo questi mesetti di attesa!

Grazie ad un lavoro costante (sia a scuola che a casa) prima sulle singole lettere e poi sulle sillabe ora legge pian piano paroline intere. A mano a mano che si velocizza, sembra sempre più incuriosito a tentare di leggere paroline nuove. Il sollievo che provo nel vederlo progredire è indescrivibile! In questi anni ho accettato il divario che esiste tra lui ed i suoi compagni, ma non per questo desisto nel proporgli le stesse attività o quasi dei compagni e dei coetanei.

Nelle scorse settimane il raggio mi ha raccontato spesso delle sue sessioni di scrittura e lettura delle sillabe nella biblioteca scolastica  con la maestra d’appoggio così quest’anno mi sono fatta coraggio e ho chiesto appunto, durante la consegna del PEI, come sono strutturate le mattine del pargolo. E qui, RULLO DI TAMBURI, ho scoperto che le sue ore di sostegno vengono utilizzate “in cooperativa”.

Mi spiego. Durante le prime due ore al mattino (in cui è più attento e meno propenso a distrarsi) va in biblioteca con il sostegno a scrivere e leggere senza interruzioni. Prima dell’intervallo l’insegnante lo riporta in classe perchè così gioca insieme ai compagni. Infine il raggio rimane in classe SENZA SOSTEGNO perchè la sua maestra porta fuori classe un’altra bambina con la legge 104.  Il mio primo istinto è stato di denunciare: tutti, dalla dirigente scolastica a cascata sino alle collaboratrici scolastiche. Poi però mi sono fermata.

Questo metodo, seppure bizzarro, sta funzionando per il raggio. Passata l’incazzatura ho anche riflettuto sul fatto che, se riesce veramente a stare in classe senza aiuto, posso considerarlo un progresso. Infine, avendo il pargolo la legge 104 con gravità, non potrebbe stare in classe con un’altra bambina certificata, ma mi rifiuto di fare la guerra tra poveri: dove c’è posto per uno, ce n’è anche per due!

Anche per me che sono tendenziamente aggressiva è un passo avanti riuscire a collaborare con le insegnanti, senza sentirmi attaccata e senza finire in discussioni infinite e sterili.

Per questo Natale quindi (anche se ormai sono diversi anni che non lo percepisco più e quindi non riesco a godermelo) chiederò un po’ di pazienza, la capacità di distinguere tra ciò che posso cambiare e ciò che non posso e la forza di accettarlo.

Buone Feste a tutti, un abbraccio!

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Pubblicato in: disabilità, integrazione, iperattività, legge 104, sostegno

Bilanci

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Tra meno di due settimane il raggio compirà 5 anni.
E per me è sicuramente tempo di bilanci.
Ancora un anno di asilo e poi dovremo affacciarci inevitabilmente nel mondo diversissimo della scuola primaria (saremo pronti? non lo saremo? riusciremo ad avere le ore di sostegno che ci occorreranno senza andare per vie legali?).
Per ora, quello che so di sicuro è che il più grosso problema del pargolo è un’iperattività molto accentuata, insieme a varie difficoltà nelle abilità sociali.
Nonostante questo, il raggio adora stare coi bimbi, specialmente giocare e fare casino!
Da qualche settimana, oltre alle giornate in asilo a giocare, abbiamo preso il giro di trascorrere se riusciamo il mattino ed il pomeriggio dei sabato al parco giochi.
Mi sto anche informando per qualche corso in piscina (sogno qualcosa tipo acquaticità) ma  – a parte quale possa essere l’orario migliore –  sto riflettendo se sia meglio provare con altri bambini o con l’istruttore 1:1.
Chissà anche che se ci riusciremo, un po’ di sport potrebbe forse anche servire per scaricare un po’ dell’argento vivo che ha addosso 24 ore su 24!
Dal mese scorso mio marito ed io abbiamo ottenuto 25 ore di sostegno settimanali perché 12 ore solamente di sostegno non bastavano per gestire i suoi momenti di iperstimolazione. Ora il pargolo ha ben 4 maestre: due di classe e due di sostegno che si alternano perché quella che gli è stata assegnata originariamente deve seguire anche una bimba in un’altra classe.
A casa  o con il terapista infatti o nelle situazioni in cui il bambino è solo con me (mentre magari facciamo la spesa o passeggiamo) abbiamo raggiunto un ottimo equilibrio, ma alla materna l’insieme dei bambini, dei giochi, dei colori, dei disegni e delle varie attività spesso lo stancano facendolo diventare parecchio iperattivo.
Appena riesco vorrei provare a scrivere una breve guida su come richiedere la legge 104 e l’invalidità perché mi rendo conto che a me ormai (in un certo senso) sembrano passaggi piuttosto semplici, ma purtroppo non è così.

 

Pubblicato in: Agenesia del corpo calloso, disabilità, legge 104

E’ arrivato il comma 3

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Dal primo marzo abbiamo la legge 104 con il comma 3, cioè la gravità, e siamo rivedibili nel 2015 (per l’indennità di frequenza invece dovremo presentarci nel 2013: l’anno prossimo).
12 ore settimanali di maestra di sostegno spalmate su 4 giorni (eh sì perché il martedì abbiamo solo le maestre di classe) non bastano per il raggio che necessita di una persona che, anche a distanza, lo aiuti a canalizzare l’attenzione sulle varie attività della giornata. Ci sono momenti in cui magari non si vede compreso molto dai compagni e diventa nervoso ed agitato e va fatto sfogare e magari un pochino riposare. Per questo però appunto serve una persona che lo porti magari un’oretta da un lato dell’aula o comunque in una zona con pochi bimbi e con pochi stimoli per non sovraccaricarlo.
Comincio però insieme a mio marito, mia suocera e ad una psicologa che segue da anni pazientemente ed amorevolmente tutto il forum prima ed anche l’associazione poi, a capire qualche punto fermo di questa maledetta ACC: la goffaggine nei movimenti, l’ansia e l’ADHD che naturalmente provoca al mio pulcino dei problemi cognitivi per fortuna non insormontabili.
Detesto l’ACC, ma adoro mio figlio, anche se capisco che fa parte di lui come il colore dei capelli o degli occhi.
Ho impiegato anni, e non ho ancora finito, a separare la diagnosi dal raggio, a guardarlo cercando di dimenticare i paroloni delle relazioni mediche.
La ferita è ancora aperta ma pian piano con mio marito ed il piccolo riprendiamo i nostri ritmi di vita pre-raggio.
In qualche modo troveremo le parole per descrivere ai nostri amici che ancora non lo sanno perché nostro figlio non è proprio identico ai loro bimbi nei modi di fare, anche se più o meno sono coetanei del nostro e perché non vogliamo più altri figli a differenza loro che stanno tutti cercando di nuovo (come è giusto che sia).
Felicità è cercare di andare avanti normalmente in una situazione che invece è inusuale, ma tanto a me sono sempre piaciute le sfide!