Genitori VS medici

L’altro giorno ho portato M. dal pediatra perché, dopo un mese trascorso tra febbre e influenza, lunedì aveva un eritema sul viso, tosse e congiuntivite (tutto insieme, non ci annoiamo mai noi…).
Dopo aver concluso la visita ed averci prescritto colliri ed antibiotici, il dottore mi ha detto che non si sarebbe mai aspettato che M. sarebbe stato così bene, nonostante l’agenesia del corpo calloso. Naturalmente sentirmi dire questo mi ha fatto molto piacere insieme al fatto che ha ammesso di non conoscere abbastanza l’ACC.
Abbiamo però riflettuto insieme sul fatto che, essendo fortunatamente una malformazione rara, i medici sanno poco o nulla di questo problema.

Nei giorni seguenti ho riflettuto sulle sue parole.
Ho pensato, nonostante tutto, all’errore terribile che avrei compiuto interropendo la gravidanza.
Personalmente non sono contro l’aborto, tutti abbiamo diritto di scegliere cosa è meglio per noi, ma nel mio caso sento di aver fatto la scelta giusta.
La maggior parte dei medici che ho incontrato sul mio cammino però, mi hanno sempre remato contro.
Per primi quelli che mi chiedevano dove sarei andata ad interrompere la gravidanza.
Per secondi quelli che mi davano consigli completamente sbagliati mentre il bambino cresceva.

Infine la chicca.
Ricordo un medico che mi raccontò che una volta una sua paziente aveva abortito “solo” perché bambino mancava un pezzetto di un cromosoma… e diceva che non avrebbe comportato nulla… Se una sindrome non è nulla…

Ringrazio il cielo tutti i giorni di aver fatto la testa di cavolo a 23 settimane e di non aver dato retta a nessuno anche se è stato un bel salto nel vuoto all’inizio.

Mamma multitasking

E’ da un po’ che non aggiorno: da quando M. va regolarmente al nido le giornate sono diventate un susseguirsi di impegni.

La nostra giornata tipo è:

– sveglia alle 6.30

– alle 7.30 al massimo uscire di casa

– alle 8 e qualcosa arrivo al nido con fuga mia o del papy di M. tra le sue urla ed i suoi pianti perché si rende conto che verrà lasciato lì

– corsa (il papy ha la vespa, beato lui!) a prendere l’autobus e finalmente alle 9 arrivo in ufficio

La mattinata scorre tranquilla al lavoro, ma verso l’una altre corse mi aspettano: la prima verso casa per pranzare, la seconda a riprendere la belvetta (a meno che mio marito, armandosi di buona volontà non decida di lasciarmi un paio d’ore per sistemare casa e scenda a prendere lui stesso il pargolo).

Per fortuna la scuola primaria è lontana e non ha ancora compiti da fare a casa!!

M. inoltre ha preso dagli altri bimbi una tosse fortissima dopo appena due giorni di nido, così sono più i giorni sinora che non lo abbiamo portato di quelli in cui ha frequentato.

E’ innegabile che l’asilo, nonostante tutte le mie resistenze psicologiche, stia svegliando tantissimo M. .

Vorrei poter scrivere che la sera mi rilasso, invece no: stendo tutte le tutine per il giorno dopo, piego quelle asciutte e preparo tutte le borse.

Insomma, quando la belvetta era a casa le giornate erano moooolto più semplici, ma credo si annoiasse con noi grandi fino a sera.