Scarpine

Le scarpe: tasto dolente da quando è nato M. .
Sino a un anno di vita quasi, non c’è stato verso di fargli indossare un qualunque modello, sia sportivo che da ginnastica.
In casa, almeno sino ai due anni, ha sempre preferito le calze con le gommine sotto ad un qualunque tipo di ciabattina. Ora “tollera” sandaletti molto aperti ,sia in ambito casalingo che al nido.
Dopo essermi interrogata sui motivi della sua insofferenza alle calzature (ho sbagliato a non forzarlo già da piccolissimo, gli stringono, gli tengono troppo caldo/freddo ecc…) ed essermi arresa all’evidenza che per imparare a camminare avrebbe avuto bisogno di una scarpina rigida che gli sostenesse le caviglie, ho iniziato col maritino a sbizzarrirmi nell’acquisto dei vari modelli.
Prima quelle per aiutarlo nei primi passi, poi un po’ più da grandi ed infine da ginnastica o scarponcini.
In questi ultimi mesi mi sono resa conto che un paio non gli dura più di 2 mesi circa. O si consumano a velocità supersonica o una bel mattino mentre siamo ai blocchi di partenza per correre al nido mi accorgo che ha gli alluci che minacciano di uscirgli dalle punte della scarpina!
L’altro ieri col papy ci siamo lanciati in un giro di acquisti ma sbagliando clamorosamente il periodo.
Perchè vi starete chiedendo?
Per I SALDI.
Avremo girato quattro o cinque negozi: uno non aveva il numero, l’altro il modello, l’altro ancora stava già esponendo modelli quasi estivi. Tenete conto che per domani ad esempio c’è allerta meteo 1 per neve qui in città.
Un negozio in particolare voleva venderci un paio di scarpe bianco accecante (che col 29 di piede non è il massimo, si noterebbero solo i piedi giganti del mio amorino!) che erano talmente rigide che per un attimo ho temuto fossero finte, tipo quelle delle bambole!
Alla fine, più per stanchezza che per convinzione, col papy abbiamo ripiegato su un modello di una nota marca che penso spariranno il giorno stesso in cui varcherà la porta del nido calzandole ai piedi.

Mamma, bene?

Ieri sera ero da sola in casa col mio piccolo raggio e stavo preparandolo per andare a nanna quando ad un certo punto mi chiede: “Mamma, bene?” (Mamma mi vuoi bene?).
L’ho abbracciato, baciato e gli ho fatto rischiare un principio di soffocamento per stringerlo a me.
Ad un certo punto, mentre sto per spegnere la luce mi dice “Mamma, paura”. Anche in questo caso l’ho abbracciato fortissimo rassicurandolo sul fatto che gli ero vicino e che se non ci fossi stata avrebbe potuto chiamarmi e sarei arrivata immediatamente.
A questo punto, convinto dalle mie coccole, si è appoggiato al cuscino ed è crollato all’istante!
Ragazzi, avrei voluto che quel momento durasse per sempre!

Genitori VS medici

L’altro giorno ho portato M. dal pediatra perché, dopo un mese trascorso tra febbre e influenza, lunedì aveva un eritema sul viso, tosse e congiuntivite (tutto insieme, non ci annoiamo mai noi…).
Dopo aver concluso la visita ed averci prescritto colliri ed antibiotici, il dottore mi ha detto che non si sarebbe mai aspettato che M. sarebbe stato così bene, nonostante l’agenesia del corpo calloso. Naturalmente sentirmi dire questo mi ha fatto molto piacere insieme al fatto che ha ammesso di non conoscere abbastanza l’ACC.
Abbiamo però riflettuto insieme sul fatto che, essendo fortunatamente una malformazione rara, i medici sanno poco o nulla di questo problema.

Nei giorni seguenti ho riflettuto sulle sue parole.
Ho pensato, nonostante tutto, all’errore terribile che avrei compiuto interropendo la gravidanza.
Personalmente non sono contro l’aborto, tutti abbiamo diritto di scegliere cosa è meglio per noi, ma nel mio caso sento di aver fatto la scelta giusta.
La maggior parte dei medici che ho incontrato sul mio cammino però, mi hanno sempre remato contro.
Per primi quelli che mi chiedevano dove sarei andata ad interrompere la gravidanza.
Per secondi quelli che mi davano consigli completamente sbagliati mentre il bambino cresceva.

Infine la chicca.
Ricordo un medico che mi raccontò che una volta una sua paziente aveva abortito “solo” perché bambino mancava un pezzetto di un cromosoma… e diceva che non avrebbe comportato nulla… Se una sindrome non è nulla…

Ringrazio il cielo tutti i giorni di aver fatto la testa di cavolo a 23 settimane e di non aver dato retta a nessuno anche se è stato un bel salto nel vuoto all’inizio.