Pubblicato in: monella, natale, vita quotidiana

Un Natale da dimenticare

Odio il Natale. Ovviamente non è sempre stato così. Ho ancora tanti bellissimi ricordi di me bambina alla messa di mezzanotte e poi subito a nanna ad aspettare che Babbo Natale depositasse i regali tanto desiderati sotto l’albero. Poi qualcosa si è rotto dentro di me: prima ho ricevuto la diagnosi del raggio, poi è mancato mio padre e tutta la magia del Natale se n’è andata per quanto mi riguarda. Quest’anno mi ero imposta di fingere un’allegria che non sento più, come sempre per i bimbi, considerando anche che sarebbe stato il primo Natale della monella. Ma ci è capitato di tutto!

Innanzitutto il raggio si è preso l’influenza e la notte della vigilia aveva quasi 40 di febbre. Ovviamente l’ha attaccata anche alla sorellina. Il giorno di Natale siamo quindi stati costretti a saltare il tradizionale pranzo con mia mamma e la sera della vigilia la cena coi miei suoceri. Avendo quasi tutti più di 39 di febbre il 25 dicembre siamo rimasti a casa. Di tanto in tanto in giornata provavo a chiamare mia mamma che però stranamente non rispondeva al telefono. Verso l’ora di cena il papy ha fatto una scappata a casa sua per capire come mai non si facesse sentire dal mattino: era caduta, fratturandosi il bacino e non prima di aver chiuso la porta dall’interno col ferro morto costringendo mio marito a chiamare i vigili del fuoco per farsi aprire dall’interno. Detto così sembra semplice ma in realtà ci sono stati nel mezzo tre giorni e tre notti di pronto soccorso…

Il raggio quindi è super incavolato per non aver potuto trascorrere la sera della vigilia e il giorno di Santo Stefano coi cugini come sempre a fare i monelli mentre noi grandi stiamo a tavola per ore. Il papy è stato via dal mattino alla sera quasi fino a capodanno per assistere la nonna in ospedale (che ora è stata dimessa con un programma di assistenza tramite una badante richiesta dall’ospedale e sembra in ripresa, dicendolo piano) e quindi siamo stati insieme molto poco.

Un Natale da dimenticare quindi, sperando che il prossimo sia un po’ meno sfortunato…

Pubblicato in: legge 104, natale, progressi, scuola, sostegno

Insegnante di sostegno: goie e dolori.

Qualche settimana fa ho firmato il PEI a scuola e ieri è finalmente finita e sono iniziate le vacanze di Natale.

Il raggio sta recuperando parecchio in questi mesi, grazie soprattutto all’impegno dell’insegnante di sostegno, ma anche alla mia promessa di regalargli il 3DS Nintendo se per Natale fosse tornato sempre a casa senza note sul quaderno. Voglio vedere che faccia farà domani quando glielo consegnerò, dopo questi mesetti di attesa!

Grazie ad un lavoro costante (sia a scuola che a casa) prima sulle singole lettere e poi sulle sillabe ora legge pian piano paroline intere. A mano a mano che si velocizza, sembra sempre più incuriosito a tentare di leggere paroline nuove. Il sollievo che provo nel vederlo progredire è indescrivibile! In questi anni ho accettato il divario che esiste tra lui ed i suoi compagni, ma non per questo desisto nel proporgli le stesse attività o quasi dei compagni e dei coetanei.

Nelle scorse settimane il raggio mi ha raccontato spesso delle sue sessioni di scrittura e lettura delle sillabe nella biblioteca scolastica  con la maestra d’appoggio così quest’anno mi sono fatta coraggio e ho chiesto appunto, durante la consegna del PEI, come sono strutturate le mattine del pargolo. E qui, RULLO DI TAMBURI, ho scoperto che le sue ore di sostegno vengono utilizzate “in cooperativa”.

Mi spiego. Durante le prime due ore al mattino (in cui è più attento e meno propenso a distrarsi) va in biblioteca con il sostegno a scrivere e leggere senza interruzioni. Prima dell’intervallo l’insegnante lo riporta in classe perchè così gioca insieme ai compagni. Infine il raggio rimane in classe SENZA SOSTEGNO perchè la sua maestra porta fuori classe un’altra bambina con la legge 104.  Il mio primo istinto è stato di denunciare: tutti, dalla dirigente scolastica a cascata sino alle collaboratrici scolastiche. Poi però mi sono fermata.

Questo metodo, seppure bizzarro, sta funzionando per il raggio. Passata l’incazzatura ho anche riflettuto sul fatto che, se riesce veramente a stare in classe senza aiuto, posso considerarlo un progresso. Infine, avendo il pargolo la legge 104 con gravità, non potrebbe stare in classe con un’altra bambina certificata, ma mi rifiuto di fare la guerra tra poveri: dove c’è posto per uno, ce n’è anche per due!

Anche per me che sono tendenziamente aggressiva è un passo avanti riuscire a collaborare con le insegnanti, senza sentirmi attaccata e senza finire in discussioni infinite e sterili.

Per questo Natale quindi (anche se ormai sono diversi anni che non lo percepisco più e quindi non riesco a godermelo) chiederò un po’ di pazienza, la capacità di distinguere tra ciò che posso cambiare e ciò che non posso e la forza di accettarlo.

Buone Feste a tutti, un abbraccio!

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