Se integrazione è solo una parola vuota…

Questa mattina, mentre allattavo la piccola rileggevo i vecchi post del blog. Sono capitata su uno in particolare di luglio 2013 che parlava della non integrazione del raggio all’ultimo anno di scuola materna (non che fosse migliore degli anni precedenti ovviamente…) Quando per esempio faceva una cosa normalissima come azzuffarsi con gli altri compagni veniva etichettato immediatamente come il bambino disabile picchiatore. Non sono riuscita ad allacciare alcun rapporto di amicizia con le altre mamme, sono rimasta stabilmente in contatto solo con le due maestre di sostegno che aveva all’epoca (una delle quali è stata anche sua educatrice del centro estivo questa estate).

Ora che il ragazzino è all’ultimo anno delle elementari stanno arrivando parecchi nodi al pettine. Il programma ad obiettivi minimi si è rivelato, secondo me, troppo esiguo rispetto a quello seguito dal resto della classe. Le ore di sostegno, da 18 ore settimanali, si sono magicamente ristrette a 4 o 5. Le restanti vengono utilizzate per fare attività di sostegno su altri bimbi e addirittura per insegnare inglese e tecnologia a tutta la classe mentre il raggio è ovviamente fuori aula. Il numero degli alunni per classe è passato “magicamente” da 20 a 22 con l’ingresso in classe di 2 bambini tra ottobre e novembre di quest’anno. Ho la fortissima sensazione che se non faccio nulla per cambiare questa situazione, condannerò il raggio a passare in un’aula separata fuori classe (come è successo spessissimo in questi anni) tutte le mattine alla scuola media.

Il mio obiettivo, rispetto a 4 anni fa, è ovviamente cambiato: se allora sognavo che il ragazzino potesse essere pari agli apprendimenti dei coetanei ora spero invece che riesca ad avere una vita serena e ad essere autonomo o quasi. Non mi interessa più il rendimento scolastico, ma il cercare di sviluppare il più possibile le sue abilità sociali. Amici e compagni stanno per inserire il turbo e per entrare in quella fase della vita in cui si fanno le prime esperienze come uscire da soli, avere le chiavi di casa ecc… Sento che invece il raggio non è ancora pronto per questo ed immagino che il divario tra lui e i coetanei aumenterá.

Credo che in questi anni, nel rapporto con i suoi compagni e con i loro genitori, abbia contato più l’atteggiamento aperto mio e di mio marito piuttosto che un’integrazione fasulla in classe. Percepisco sempre più spesso come per tantissime scuole i ragazzi con handicap siano alunni di serie B. Il lavoro di insegnante di sostegno viene scelto secondo me in parecchi casi solo per avere punteggi più alti rispetto all’insegnamento curricolare più che per una reale vocazione ad aiutare ragazzi con difficoltà…. Fino a qualche mese fa credevo che un atteggiamento di apertura ed accoglienza nei confronti degli insegnanti favorisse il rapporto casa-scuola e la collaborazione reciproca. Mi sono resa conto che invece se si tenta di comportarsi correttamente si viene indiscutibilmente scambiati per persone poco intelligenti.  Ed è un peccato perchè se le persone comprendessero che la disabilità è un arricchimento per la società, piuttosto che un peso il mondo sarebbe un posto migliore.

Legge delega sostegno: addio all’integrazione

Stavo preparando un post totalmente diverso, poi ho saputo della Legge delega Sostegno approvata dal Consiglio dei Ministri a metà gennaio ed ho cambiato completamente rotta.

Se verrà approvata così com’è ora cancellerà alcune delle difficili conquiste ottenute dagli studenti in condizione di handicap e dalle loro famiglie nel corso degli ultimi decenni grazie alla legge 104/92.

Le deleghe di questa recente riforma sono contenute in una serie di atti: il 378 (sostegno ed inclusione) ed il 384 (certificazione competenze ed esami di stato) in particolare stanno provocando un massiccio tam tam in rete, ma non solo, che vede partecipare alla discussione: le associazioni, i gruppi di famiglie e i docenti.

Vediamo nel dettaglio cosa cambia.

Con la delega 378 vengono di fatto esclusi sia le famiglie che i servizi sociosanitari dalla stesura dei PEI. Viene prevista l’istituzione di un gruppo territoriale con sede presso gli Uffici Scolastici Regionali  composto da due dirigenti scolastici e due docenti scelti dal dirigente dell’USR. Che senso ha escludere le altre due figure fondamentali, oltre alla scuola, dall’organizzazione di un programma individualizzato?

Con la delega 384, dove si parla degli esami di stato, c’è un altro punto critico. In sostanza viene negata la licenza media agli studenti non in grado di sostenere prove equipollenti a quelle ordinarie. Per loro solamente un attestato di credito formativo. Addio agli obiettivi minimi che permettevano di avere una programmazione equiparabile a quella di tutti gli altri studenti.

Questa riforma del sostegno non valuta lo studente con disabilità in base alle sue capacità relazionali o sociali, ma da un punto di vista strettamente medico. I ragazzi vengono visti non più come “persone”, bensì etichettati ed identificati con la loro patologia.

Segnalo due incontri, a Roma  e Milano organizzati dal gruppo Facebook Sostegno 378 . La partecipazione è libera e gratuita ed aperta sia ai genitori che agli insegnanti.

Il gruppo sta anche organizzando la partenza di una delegazione verso il Festival di Sanremo per attirare l’attenzione dell’opinione pubblica su cosa accadrebbe se i decreti venissero approvati così come sono oggi, senza alcuna modifica.

L’istruzione, così come l’inclusione e l’integrazione dei bambini e dei ragazzi con disabilità è uno dei diritti inalienabili di ogni essere umano non rinunciabili nel nome di criteri contabili che non tengono conto delle enormi difficoltà che le famiglie ed i ragazzi affrontano ogni singolo giorno per garantirsi un futuro autonomo e dignitoso. Anche la Corte costituzionale in una sentenza, la 80/2010 pone chiaramente come priorità il diritto allo studio dei ragazzi con disabilità rispetto ad un mero meccanismo di risparmio.

Per i nostri ragazzi basterebbe tutelare e far applicare sempre la legge 104/92: purtroppo in parecchi casi rimane anch’essa lettera morta.

 

Insegnante di sostegno: goie e dolori.

Qualche settimana fa ho firmato il PEI a scuola e ieri è finalmente finita e sono iniziate le vacanze di Natale.

Il raggio sta recuperando parecchio in questi mesi, grazie soprattutto all’impegno dell’insegnante di sostegno, ma anche alla mia promessa di regalargli il 3DS Nintendo se per Natale fosse tornato sempre a casa senza note sul quaderno. Voglio vedere che faccia farà domani quando glielo consegnerò, dopo questi mesetti di attesa!

Grazie ad un lavoro costante (sia a scuola che a casa) prima sulle singole lettere e poi sulle sillabe ora legge pian piano paroline intere. A mano a mano che si velocizza, sembra sempre più incuriosito a tentare di leggere paroline nuove. Il sollievo che provo nel vederlo progredire è indescrivibile! In questi anni ho accettato il divario che esiste tra lui ed i suoi compagni, ma non per questo desisto nel proporgli le stesse attività o quasi dei compagni e dei coetanei.

Nelle scorse settimane il raggio mi ha raccontato spesso delle sue sessioni di scrittura e lettura delle sillabe nella biblioteca scolastica  con la maestra d’appoggio così quest’anno mi sono fatta coraggio e ho chiesto appunto, durante la consegna del PEI, come sono strutturate le mattine del pargolo. E qui, RULLO DI TAMBURI, ho scoperto che le sue ore di sostegno vengono utilizzate “in cooperativa”.

Mi spiego. Durante le prime due ore al mattino (in cui è più attento e meno propenso a distrarsi) va in biblioteca con il sostegno a scrivere e leggere senza interruzioni. Prima dell’intervallo l’insegnante lo riporta in classe perchè così gioca insieme ai compagni. Infine il raggio rimane in classe SENZA SOSTEGNO perchè la sua maestra porta fuori classe un’altra bambina con la legge 104.  Il mio primo istinto è stato di denunciare: tutti, dalla dirigente scolastica a cascata sino alle collaboratrici scolastiche. Poi però mi sono fermata.

Questo metodo, seppure bizzarro, sta funzionando per il raggio. Passata l’incazzatura ho anche riflettuto sul fatto che, se riesce veramente a stare in classe senza aiuto, posso considerarlo un progresso. Infine, avendo il pargolo la legge 104 con gravità, non potrebbe stare in classe con un’altra bambina certificata, ma mi rifiuto di fare la guerra tra poveri: dove c’è posto per uno, ce n’è anche per due!

Anche per me che sono tendenziamente aggressiva è un passo avanti riuscire a collaborare con le insegnanti, senza sentirmi attaccata e senza finire in discussioni infinite e sterili.

Per questo Natale quindi (anche se ormai sono diversi anni che non lo percepisco più e quindi non riesco a godermelo) chiederò un po’ di pazienza, la capacità di distinguere tra ciò che posso cambiare e ciò che non posso e la forza di accettarlo.

Buone Feste a tutti, un abbraccio!

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