Attenuare l’aggressività e l’essere oppositivo: la nostra soluzione

museo

Questa foto testimonia la prima volta al museo del raggio. L’immagine è di sabato scorso al museo Andrea Doria di Genova.

Fino a qualche tempo fa il pargolo era troppo agitato per poter anche solo pensare ad una cosa del genere.

Le avevamo provate tutte o quasi per cercare di calmare la sua aggressività, mancava solo che ci facessimo roteare un pallone da basket sulla fronte ballando contemporaneamente il tip tap.

Scherzi a parte avevamo avuto diversi consigli:

“Ti preoccupi troppo”

Chi di noi non ha mai avuto un amico o un parente che, con tutte le buone intenzioni del mondo, per carità, ha cercato di convincerci che no, il bambino non ha problemi di comportamento ma è solo molto vivace e crescendo si risolverà tutto.

“Non siete in grado di educare il bambino”

All’opposto, c’è anche chi ci ha consigliato di “far bruciare la pelle” al raggio impuntando le sue intemperanze caratteriali ad una manica troppo larga nell’educazione da parte mia e di mio marito.

“E dargli il Ritalin?”

Ebbene sì. Le insegnanti d’asilo l’anno scorso, quasi poi anche quelli della primaria quest’anno ed infine il medico che presiedeva la visita di revisione dell’indennità di frequenza quest’anno, ci hanno consigliato di tranquillizzare il bambino “artificialmente”.

Con il papy del raggio abbiamo sempre pensato – sbagliando – che bastasse applicare i normali metodi educativi validi anche per i bambini senza disabilità.

Invece abbiamo compreso, pian piano (e con anche qualche suggerimento da parte della scuola, quando abbiamo affermato che ci rifiutiamo di somministrare al bambino qualunque tipo di psicofarmaco), che è importante:

  • cercare di non arrabbiarsi eccessivamente e non utilizzare le mani per punire il bambino
  • farsi vedere tutti d’accordo per i castighi dal pargolo ed al limite confrontarsi in privato tra genitori in un secondo tempo se si hanno punti di vista differenti
  • cercare di dare una routine al bambino almeno a grandi linee sa già cosa aspettarsi di giorno in giorno
  • castigare il bambino senza schiaffi o sberle, ma spegnendo i cartoni in tv o togliendogli per qualche minuto i giochi che sta utilizzando in quel dato momento

Forse suo papà ed io ci stiamo autoconvincendo di vedere dei miglioramenti, ma il bambino ora ci sembra davvero più gestibile.

Fare la spesa con un figlio "esploratore"

Molti di voi sapranno di sicuro di cosa sto parlando: mentre cercate in tutte le tasche il foglietto dove avete scritto cosa comprare, il vostro amato pargolo scappa per tutto il supermercato – spesso lanciando urletti di gioia alla vista di tutti i corridoi strapieni di oggetti sconosciuti e colorati – mentre le persone intorno vi lanciano sguardi costernati e di rimprovero.
Alla fine degli acquisti vi accorgete inesorabilmente che avete preso e buttato nel carrello quello che ad occhio vi sembrava mancasse a casa, ma vi siete clamorosamente dimenticati quasi tutto quello che avevate scritto nella lista.
Benvenuti nel club allora!
Confesso che c’è stato un periodo in cui guardavo tra con ammirazione ed una punta d’invidia le altre mamme col pupo seduto nel seggiolino del carrello chiedendomi come ci fossero riuscite: ipnosi, camomilla ecc…
Scherzi a parte, facendo una croce sopra al mio sogno di un bambino tranquillo e silenzioso, sono riuscita con il papy del raggio a contenere la sua joie de vivre (che in altri momenti apprezzo tantissimo) almeno sino al parcheggio del super.
E’ semplice (almeno nel nostro caso): la piccola belva va coinvolta negli acquisti perché sennò si annoia ed inizia a “fuggire”.
Noi ad esempio diciamo al raggio che essendo vecchi (in realtà non abbiamo neanche 35 anni!) non ce la facciamo a riempire il carrello e gli porgiamo gli oggetti da acquistare pregandolo di darci una mano a sistemarli. Naturalmente lo facciamo provare solo con cose robuste (non uova, bicchieri ecc… perché sennò … BAM! Tutto spaccato…).
Oppure lo portiamo in una catena di supermercati qui da noi dove è possibile farsi la spesa da soli con un piccolo lettore di codici a barre e consegnarlo infine alla cassa pagando il dovuto. Chi passa tutti i codici a barre della spesa?
Ma il raggio naturalmente!
Una pecca di questo sistema per coinvolgere il pargolo è che dovete avere parecchio tempo a disposizione e purtroppo in una famiglia non sempre è possibile fare acquisti seguendo i ritmi del bimbo…

Non siamo soli

Lunedì rientrerò al lavoro e mi sento già in colpa ora perché potrò dedicare meno tempo a M. , quindi temo addio passeggiate mattutine ed “incursioni” al mercato a sbirciare per cercare qualche vestito, camicetta o top carino ma a buon prezzo.

Nei giorni scorsi mi è capitato di pensare  a tutti i progressi che ha fatto e fa il mio bambolotto.
Ancora oggi, a distanza di 2 anni e mezzo dalla diagnosi, mi capita di fare comunque inconsciamente confronti coi bambini che hanno circa la sua età.
Ultimamente però mi sento più serena: in queste due settimane a casa ci sono stati addirittura dei giorni in cui posso dire di essere stata felice!
Era una sensazione che non provavo più dalla diagnosi, appunto.

Oggi, insieme a Roby, ricordavamo quando i medici ci hanno parlato dell’agenesia per la prima volta e noi, non solo non sapevamo assolutamente cosa fosse il corpo calloso mi vergogno a dirlo, ma non avevamo neanche capito il significato della parola agenesia!
La strada da percorrere per noi è ancora lunga ma ci sentiamo pronti o forse siamo solo incoscienti!

In questi anni “grazie” all’ ACC ho conosciuto persone che ci hanno aiutati, ascoltati e sostenuti e che nel periodo pre ACC mai avrei pensato potessero esistere!
E’ incredibile e terribile insieme come ACC – come purtroppo credo altre malattie rare – non distingua tra le diverse parti del mondo, i ceti sociali ed il sesso delle persone.
E’ fondamentale per me comunque il fatto di sapere di non essere soli e di poter parlare, sfogarsi e consigliarsi con persone che vivono la nostra stessa situazione.

Quindi a chi si trova a vivere le stesse difficoltà che abbiamo attraversato anche noi, dico: parlate parlate e poi ancora parlate. Cercate gruppi di auto aiuto, associazioni di genitori ed eventualmente fate una chiaccherata con uno psicologo se ne sentite la necessità.
Non isolatevi e non abbandonate la speranza: a tutto c’è rimedio ed il tempo lenisce le ferite.

L’amore mi ha spiegato ogni cosa, l’amore ha risolto tutto per me. Perciò ammiro questo amore ovunque esso si trovi.
Papa Giovanni Paolo II (Karol Wojtyla)