Che bambino maleducato!

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Un punto fermo che sono riuscita a capire dell’agenesia di mio figlio è che la mancanza del corpo calloso e quindi delle connessioni tra una emisfero e l’altro del cervello a volte gli provocano dei sintomi tipo Sindrome di Asperger.
Il raggio infatti, in molti piccoli aspetti della sua giovane vita, è molto legato alla routine.
Per esempio: ogni mattina, non appena si alza, deve bere il latte col cacao nel bicchiere di plastica. Poi vuole la fettina di pane sporcata appena con la crema spalmabile, poi pupù, poi ci si veste ecc…
Ricordo che qualche anno fa per me era una lotta convincerlo ad usare una paio nuovo di scarpe e ciabatte o andare dalla nonna usando una strada diversa da quella abituale.
Ho insistito però perché non sempre trovavo nei negozi scarpine uguali a quelle precedenti o non sempre si può compiere lo stesso percorso
Ho iniziato anche a raccontargli cosa ho intenzione di fargli fare durante la giornata (ora andiamo all’asilo dai bimbi, poi dopo merenda ti viene a prendere la nonna): una cosa che infatti gli dava ansia era il non sapere cosa aspettarsi. Quando per esempio l’anno scorso lo portavo all’asilo mi chiedeva decine di volte conferma di dove stavamo andando ed anticipandogli invece le mie intenzioni è molto più tranquillo.
Una cosa che comunque ci frega molto è che la mia belvetta quattrenne è alta come un bimbo di 5 o 6 anni, così quando le persone lo incrociano si aspettano che si comporti come un bimbo molto più grande.
Ricordo infine un episodio di quest’estate.
Avevo preso un taxi insieme al raggio per portarlo dall’asilo fino da mia mamma perché aveva da poco finito diversi giorni di febbre alta e non volevo farlo sudare troppo.
Giocava felice con due automobiline che raffiguravano Saetta Mcqueen e Cricchetto (che adora). Improvvisamente però ha cominciato a distrarsi ed a voler aprire la portiera in corsa.
L’ho pregato, minacciato, cercato di convincere a non aprire la portiera e per fortuna ce l’ho fatta.
Ho notato però che il tassista stava diventando paonazzo in volto.
Sfiga nella sfiga proprio in quel momento al raggio sono cadute entrambe le macchinine. Ha iniziato a ripetere in continuazione che le rivoleva ed io dal sedile a fianco non arrivavo ad afferrarle.
Il tassista ormai aveva il fumo fuori dalle orecchie.
Grazie al cielo arriviamo sotto casa di mia mamma ma il bambino ormai è in panico.
Nei pochi secondi in cui pago la corsa riesce ad aprire la portiera, così ancora col portafoglio in mano mi ci attacco per bloccarla come se non ci fosse un domani, perché se fosse passata un’auto in quel preciso istante avremmo provocato un incidente.
Ebbene, il tassista anziché cercarmi le macchinine, risale al posto del guidatore, mi dà una lezione di vita (Così impara a stare attenta a suo figlio) e riparte sgommando tenendosi i giocattoli del bimbo.
Mi sono messa a urlare ma, avendo una laringite cronica da anni, ero in uno di quei momenti in cui non ho assolutamente voce e mi è uscito un urlo muto 🙂
Tutto questo per spiegare che, senza che nessuno ci spieghi come ragionano i nostri bambolotti e come capirli, può essere complesso affrontare anche solo un normalissimo giretto in taxi.
E poi, certo, noi che siamo mamme e papà dei nostri amorini li vediamo sempre e comunque con gli occhi dell’amore, ma per gli estranei l’unico pensiero è “Che bambino maleducato!”.
P.S. Il bimbo della foto NON è il raggio.

Autore: Anna

Genovese, classe 1976, mamma del raggio. Campionessa di tetris nell'incastrare impegni scolastici, sportivi e terapeutici del raggio col mio lavoro e la vita famigliare. Vivo giorno per giorno ed il mio motto è "Mai arrendersi!" ilnostroraggiodisole@gmail.com

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